Bio, Ecobio, Naturale, Ipoallergenico: facciamo chiarezza

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Scegliere il cosmetico giusto è un’azione che presuppone il saper innanzitutto distinguere i termini chiave che regolano di fatto i processi produttivi alla base della filiera. Scopriamo quindi la differenza tra ipoallergenico, bio, ecobio e naturale.

Nel soave, delicato ma anche sottilmente complicato universo della cosmesi vigono equilibri particolari che hanno direttamente a che fare con una terminologia invisa ai neofiti. Etichette, pubblicità, slogan, informative e dialettiche fra esperti spesso abusano di parole il cui significato arriva a risultare equivoco, consegnato a quella pangea di consumatori che fa poca ricerca individuale e compra tanto. Si ignorano le norme e le linee guida di un acquisto che dovrebbe essere tanto consapevole quanto responsabile.

La più grande responsabilità, oltre qualunque considerazione, ce l’ha il produttore: ciò che “crea”, testa e infine lancia sul mercato possiede un valore che non è soltanto economico bensì qualitativo, il risultato di studi e competenze finalizzato a una vendita attraverso specifiche keywords. Bio, Ecobio, Naturale, Ipoallergenico: siete davvero sicuri di conoscere la differenza?

Disagio e perplessità rappresentano il feedback più comune alla massa di acquirenti. Noi di LuneziaCosmetics vogliamo fare un po’ di chiarezza, spiegandovi il perché l’ipoallergenico costituisce la nostra principale priorità, facendosi largo come concetto veritiero e non solo allusivo.

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Un cosmetico di qualità deve essere ipoallergenico

La cosmetica è il settore che, parimenti all’alimentazione, esige una selezione sennata che ha l’impellenza di aderire alla nostra organicità, senza incongruenze né sbavature, rischi potenziali per la salute e la sensibilità. L’adattabilità epidermica di un prodotto tiene necessariamente conto della reazione cutanea di chi ne fa uso.

Nell’ampio spettro dello skin-care, riteniamo che un cosmetico di qualità debba essere ipoallergenico, quindi preventivamente posto al vaglio del patch test per dimostrarne la non-irritabilità. Il Regolamento Cosmetico Europeo ha individuato 26 sostanze in grado di indurre sensibilizzazione, i famigerati allergeni, ai quali si aggiungono alcune tipologie di conservanti, coloranti e metalli pesanti.

Sia chiaro che i nostri clienti non avranno mai sorprese di questo genere, poiché le sostanze che utilizziamo sono testate da anni, impiegate in speciali formulazioni stabili quanto sicure.

Claims cosmetici, figli di un marketing fuorviante e ingannevole

L’inflazionata espressione “ecobio, unitamente a “naturale” e biologico”, viene recepita come indicazione di sicurezza e qualità corrisposta da un presunto filo rosso legante l’ambiente al prodotto cosmetico, che sia una crema, uno shampoo o un rossetto. Ebbene, sappiate che individuare un preciso significato per i suddetti termini è impresa pressoché ardua anche per l’Accademia della Crusca. Un’unica definizione non esiste in virtù di variabili continue determinate dai distinti paesi di produzione.

Può dissipare buona parte dei dubbi la linea guida Iso 16128, la quale consente di misurare i compendi biologico e naturale di un prodotto. Ebbene, evinciamo un primo essenziale principio, ovvero quello secondo cui di naturale possiamo al massimo avere gli ingredienti di qualcosa comunque sottoposto a un processo, una trasformazione chimica. L’origine, dunque, può effettivamente godere della qualifica di “naturale” ma il prodotto finale, specialmente un cosmetico, no. Il medesimo discorso vale per il cosiddetto “biologico” (abbreviato “bio”), un aggettivo confacente solo a origini e derivazioni. La materia viene sempre e comunque processata.

Senza addentrarci nei peculiari indici di “naturalità” e “biologicità” (parametro che si snoda in una scala percentile da 0 a 100), ci sentiamo di poter affermare che “Bio”, “Ecobio” e “Naturale” sono claims figli di una moda commerciale, di un marketing le cui fondamenta reggono grazie solo all’abilità di chi promuove.

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