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Come viene prodotto il miele dalle api di Lunezia?

Come viene prodotto il miele dalle api di Lunezia?

Il miele di Lunezia è un alimento prodotto dalle api. Viene prodotto a partire dal nettare (che è prodotto dalle piante da fiori) e dalla melata (che è un derivato della linfa degli alberi).


Per le piante, il nettare serve ad attirare vari insetti impollinatori, allo scopo di assicurare la fecondazione dei fiori (importantissimo). Le api possono raccogliere il nettare solo da alcuni fiori, che sono detti melliferi.
La composizione dei nettari varia secondo le piante che li producono. Sono comunque tutti composti principalmente da glucidi, come saccarosio, glucosio e fruttosio, e acqua.

Come viene prodotto il miele dalle api di Lunezia?

Come viene prodotto il miele: Dalle api che raccolgono il nettare dei fiori (o la melata)

La produzione del miele comincia nell’ingluvie dell’ape bottinatrice (la cosiddetta borsa melaria), dove il nettare raccolto viene accumulato. Giunta nell’alveare, l’ape rigurgita il nettare, che a questo stadio è ancora molto liquido.
Il compito passa alle api operaie, che per 30 minuti digeriscono il nettare scindendo gli zuccheri complessi in zuccheri semplici, utilizzando enzimi come l’invertasi, la quale ha la proprietà di idrolizzare il saccarosio in glucosio e fruttosio.

L’elaborazione del nettare viene ultimata con la sua disidratazione, per prevenire la fermentazione.
A questo scopo, le api operaie lo depongono in strati sottili sulla parete delle celle.
Le api ventilatrici mantengono nell’alveare una corrente d’aria che provoca l’evaporazione dell’acqua. Il miele impiega in media 36 giorni per maturare, ma la durata varia a seconda dell’umidità iniziale del nettare. Viene quindi immagazzinato in altre cellette che, una volta piene, saranno sigillate (opercolate). Si dice che per fare un chilo di miele 60.000 api viaggiano fino a 100.000 km complessivamente, per scegliere il nettare giusto per creare questa delizia.

La lavorazione dell’uomo inizia dove finisce quella dell’ape, dopo che le api hanno immagazzinato ed opercolato il miele nei favi. Quindi per noi apicoltori non resta che andare a raccogliere il miele di Lunezia ed invasettarlo, ma ci sono dei passaggi per farlo correttamente.

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La raccolta del miele di Lunezia

Estrazione dei melari

Come viene prodotto il miele: dalle api che accumulano il miele prodotto nei favi contenuti nei melari. Al momento opportuno l’apicoltore decide di toglierli dall’arnia per portarli in laboratorio ed iniziare l’estrazione del miele. Questa fase comporta la necessità di togliere le api contenute nel melario con delle metodologie per non nuocere all’alveare.

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Come viene prodotto il miele, dalle api e nei melari

Le api producono il miele all’interno dei melari, che una volta tolti dalla loro posizione, i melari vengono portati in laboratorio ed accatastati. In questo momento è opportuno controllare il grado di umidità del miele. Se risultasse troppo umido occorrerebbe procedere alla fase di deumidificazione.

Disopercolatura

I favi dei melari sono generalmente opercolati, ovvero con le cellette chiuse con un tappo di cera. Occorre togliere questo “tappo” per permettere al miele di fuoriuscire. Questa operazione viene effettuata manualmente con una apposita forchetta o coltello, oppure attraverso un procedimento meccanizzato.

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Smielatura

Una volta disopercolate le celle, i telaini vengono posti nello smielatore che, grazie alla forza centrifuga, fa fuoriuscire il miele. Dallo smielatore il miele viene convogliato nei maturatori.

Filtraggio

Il miele viene versato nei maturatori passando attraverso i filtri che raccolgono i residui di cera.

Decantazione del miele

Nella fase di smielatura il miele acquista aria che viene eliminata nella fase di decantazione: nel maturatore il miele decanta

Invasettamento del miele di lunezia

Una volta tornato limpido per l’eliminazione dell’aria e prima che inizi la cristallizzazione il miele può essere invasettato (per la vendita al dettaglio) o versato in latte o fusti (per la vendita all’ingrosso).

Conservazione

Grazie alle qualità di antibatterico naturale, il miele è un alimento che naturalmente ha una lunga conservazione. Tuttavia, sono possibili alcune alterazioni dovute principalmente a:
– umidità;
– luce;
– calore.


L’umidità favorisce la fermentazione (il miele va tenuto chiuso), che pur alterando il miele, può essere utilizzata per produrre l’idromele. La temperatura invece influenza direttamente l’aroma e i principi nutritivi. Analogo discorso vale per la luce diretta, quindi è opportuno conservare il miele in recipienti scuri o al chiuso.
Nonostante queste variabili il miele, se conservato in ambiente sigillato può durare praticamente per millenni, per esempio in una tomba egizia fu rinvenuto un barattolo di miele vecchio di 3300 anni, perfettamente commestibile.

La legge italiana: Come viene prodotto il miele dalle api e poi venduto

Il miele, per la legge italiana, non può subire aggiunte di sorta, e gli unici trattamenti a cui può essere sottoposto sono:

  • estrazione dai favi per forza centrifuga;
  • decantazione;
  • filtraggio;
  • cristallizzazione guidata.

I trattamenti termici, utilizzati per mantenere il miele allo stato liquido, privano il miele di molti principi nutritivi. È quindi preferibile l’utilizzo di miele cristallizzato o cremoso al di fuori del periodo di produzione. Quando comprate il miele controllate bene nel retro del vasetto la provenienza, dato che per legge deve esserci scritto dove è stato prodotto, inoltre in Italia non può essere miscelato.

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Il miele nella Storia

Il miele viene raccolto dalla notte dei tempi, utilizzato per le sue eccezionali virtù nutritive e terapeutiche con proprietà magiche e sacre.

Per millenni, ha rappresentato l’unico alimento zuccherino concentrato disponibile. Le prime tracce di arnie costruite dall’uomo risalgono al VI millennio a.C. circa.

Il miele, dall’antico Egitto ad ora

Anche nell’antico Egitto il miele era apprezzato, e le prime notizie di apicoltori che si spostavano lungo il Nilo per seguire con le proprie arnie la fioritura delle piante risalgono a 4000 anni fa (in una tomba egizia è stato trovato un barattolo di miele vecchio di 3300 anni, perfettamente commestibile). Dalla lettura dei geroglifici è noto che ricette a base di miele erano impiegate non solo ad uso alimentare ma anche medico (cura dei disturbi digestivi, unguenti per piaghe e ferite).


sumeri lo impiegavano in creme con argilla, acqua e olio di cedro, mentre i babilonesi lo impiegavano per cucinare: erano diffuse infatti le focaccine fatte con farina, sesamo, datteri e miele.
La medicina ayurvedica, già tremila anni fa, considerava il miele purificante, afrodisiaco, dissetante, vermifugo, antitossico, regolatore, refrigerante, stomachico e cicatrizzante. Per ogni specifico caso era indicato un differente tipo di miele: di ortaggi, di frutti, di cereali o di fiori.
I Greci lo consideravano “cibo degli dei”, e dunque rappresentava una componente importantissima nei riti che prevedevano offerte votive. Omero descrive la raccolta del miele selvatico; Pitagora lo raccomandava come alimento per una vita lunga.
I romani ne importavano grandi quantitativi da Creta, da Cipro, dalla Spagna e da Malta.

Il miele oggi

Un tempo il miele veniva utilizzato come dolcificante, per la produzione di idromele, di birra, come conservante alimentare e per preparare salse agrodolci.
Nella alimentazione medievale il miele aveva un ruolo ancora centrale, seppure ridotto rispetto all’antichità, ed era usato principalmente come agente conservante oltre che dolcificante.

Il miele fu gradualmente soppiantato come agente dolcificante nei secoli successivi, soprattutto dopo l’introduzione dello zucchero raffinato industrialmente.
Recentemente in virtù delle proprietà terapeutiche il miele sta in parte ritornando in voga.

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