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Amazon: lo shopping online e le accuse di monopolio

Il colosso di Jeff Bezos decuplica i già spropositati guadagni nell’era Covid-19, fra gli elogi dei grandi imprenditori e le dure critiche dei piccoli commercianti in sofferenza.

I DPCM emanati al fine di contenere i contagi in Italia stanno cercando di sortire gli effetti sperati in ambito sanitario, parallelamente a un prezzo da pagare altissimo, un dissesto economico impossibile da scongiurare di questi tempi, una mannaia che ha messo in ginocchio esercenti, negozi e neonate attività. 

Non proprio tutti, però. Il kraken, ben sveglio e attivo da molti anni, si è definitivamente scatenato: Amazon è divenuto la più influente realtà di vendita online, agglomeratore di circuiti eccezionale, quasi predatorio, addirittura… monopolista.

L’accusa arriva dalle piccole imprese e dai negozianti che, dapprima, hanno sensibilmente ridotto il proprio fatturato, costretti successivamente ad abbassare le saracinesche con il lockdown della prima ondata. La chiusura parziale a partire dall’autunno 2020, seppur meno soffocante, ha definitivamente infuocato gli animi e riacceso la contesa tra i lillipuziani e il gigante.

La bolla, prima o poi, doveva scoppiare. C’è chi sotto la pressa impietosa dell’epidemia di Covid-19 sta lentamente morendo, e chi invece non solo ha incrementato i guadagni ma ha persino convertito la delicata situazione in un vantaggio senza precedenti. A detta di molti, Amazon ha stravolto e modificato di colpo gli assetti economici.

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La posizione di Lunezia Cosmetics: l’e-shop del Made in Italy e del Green

Alla luce di tutte le possibili considerazioni, Lunezia Cosmetics mantiene da sempre una linea di condotta esplicitamente votata a un commercio slegato dalle lobby. Questo perché risulta quanto mai importante proporre una vetrina trasparente i cui prodotti rechino un’esplicita indicazione di origine e qualità in un contesto di equità, correttezza e ligia concorrenza. 

Economia circolare, promozione dell’acquisto green, prezzi proporzionali e attribuzione del giusto valore al prodotto rappresentano i punti saldi che non scontentano ma stimolano un mercato fatto di pluralità e diversificazione.

La nostra logica differisce da quella delle multinazionali, è la ragione per cui NON siamo su Amazon e non ce ne avvaliamo. Made in Italy e Green sono le tag di riferimento della nostra azienda che, attraverso un e-shop eterogeneo e indipendente, esige di rispettare il commercio tradizionale ma aperto a canali divulgativi innovativi, non monopolistici.

Codacons e confesercenti sul piede di guerra

Il colosso amministrato da Jeff Bezos sta macinando record su record in un mercato nel quale lo strapotere del leviatano americano incide enormemente, indenne alle conseguenze delle restrizioni e delle misure di contenimento, anzi rafforzato e incentivato dalla precaria situazione globale. Codacons e Confesercenti sono sul piede di guerra e lanciano un appello: “A Natale comprate nei negozi del vostro quartiere”.

I due principali coordinamenti delle associazioni italiane paventano un drastico trasferimento degli acquisti dai negozi fisici al web, fenomeno traducibile in un danno enorme a scapito del commercio al dettaglio usuale. Da qui la lesione della legittima concorrenza e l’infrazione del pluralismo commerciale. 

In Francia diverse personalità della politica e della cultura hanno firmato una petizione per frenare l’onda irruente di Bezos almeno nel periodo natalizio. Tra i sottoscrittori figura la sindaca di Parigi Anne Hidalgo, seguita da consiglieri regionali e confederazioni dei commercianti. 

L’invito è quello di preferire ad Amazon le realtà locali, aiutandole a uscire dal pantano della concorrenza sleale e dell’ingiustizia fiscale, così da provare a ridurre il gap fra il titano digitale statunitense e i negozi fisici.

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La replica di Amazon France

La branca transalpina di Amazon non ha ovviamente tardato a farsi sentire. “Occorre far chiarezza fra le tante informazioni fuorvianti” – ha dichiarato Amazon France – “La nostra attività sostiene più di 11.000 imprenditori e commercianti francesi che contano su Amazon per preservare attività e occupazione”. 

Prosegue dicendo che “A fronte di oltre 9 miliardi di investimento in territorio francese dal 2010, stiamo impiegando più di 9.300 persone nel Paese per garantire il servizio ai clienti. Alle nostre risorse offriamo eccellente retribuzione, agevolazioni e vantaggi, opportunità di carriera e, soprattutto, un ambiente sicuro in cui lavorare.”

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Lo shopping online, i livelli di utilizzo, polemiche e posizioni

Lo squilibrio di concorrenza fra negozi reali e il web è il problema dibattuto all’ombra del flagello epidemico. Non confondiamo, però. Non si sta demonizzando lo shopping online, ma piuttosto le modalità con le quali si arriva ad accentrare l’intero indotto di vendita online. Amazon, in questo senso, resta il principale imputato fra attacchi mediatici e j’accuse pubblici, manifestazioni di un largo malcontento popolare.

Confesercenti ribadisce il concetto secondo cui non si vuole impedire la vendita online, ma piuttosto la negazione dell’equità dei canali distributivi. Lo shopping online e l’ecommerce è divenuto uno strumento assai vantaggioso per l’esercente in termini di costi, una comodità assoluta per l’acquirente. C’è bisogno, tuttavia, di regolarizzare un mercato attualmente in mano alle multinazionali del web, eccessivamente alleggerite dal punto di vista fiscale e, qualora sanzionate, sottoposte a multe e tassazioni ridicole per quanto irrisorie.

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