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Il ruolo del Veleno di Api nella guarigione delle ferite

Il Veleno di Api è stato utilizzato nell’antichità a scopo terapeutico e come medicinale. L’uomo ha poi continuato a farne uso per trattare patologie più specifiche, ad esempio l’artrite reumatoide ch’è una malattia immuno-correlata, nondimeno asma, sclerosi multipla e persino il morbo di Parkinson. Il Veleno di Api non è una pozione magica di un santone bensì un autentico miracolo della natura dalle plurime applicazioni. 

A confermare la sua efficacia intervengono studi clinici condotti nel tempo per affermarne l’effettivo valore nonché la sua versatilità d’impiego. È un prodotto delle api largamente funzionale alla cosmetica, principio attivo di moltissime creme sintetizzate per la cura della pelle (la crema al veleno d’api contrasta brillantemente l’invecchiamento cellulare) e relativi inestetismi anche gravi. È altresì noto, tuttavia, che l’apitossina gioca un ruolo chiave nel processo di guarigione delle ferite, modulandone in maniera assai significativa le varie fasi.

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Proprietà del Veleno di Api e azione nel processo di guarigione

Nella sua articolata complessità, il processo di guarigione delle ferite – intese in questo caso come come lesioni della pelle che comportano fuoriuscita di sangue – attraversa quattro fasi cruciali:

  • emostasi e formazione coagulare
  • infiammazione
  • proliferazione (comprensiva di biosintesi della matrice cellulare, epitelizzazione e angiogenesi)
  • rimodellamento dei tessuti

Il Veleno di Api si rivela decisivo nel concorrere alla risoluzione di tutti questi step fisiologici. Il “diamante dell’alveare” possiede proprietà antinfiammatorie, antimicotiche, antiossidanti e antivirali, ma anche antimicrobiche e analgesiche.

Ed è proprio l’effetto antinfiammatorio a incidere considerevolmente nella capacità di riparazione delle ferite, in special modo nei soggetti diabetici che manifestano una palese lentezza di guarigione a causa dell’ipossia. Se da una parte quest’ultima accentua la reazione infiammatoria, è altrettanto vero che l’insufficienza di macrofagi e neutrofili va a rallentare l’intero processo, a cominciare dall’innesco infiammatorio. 

Sono tantissime le implicazioni connesse al diabete: la minor produzione di collagene risulta fra queste, andando a rappresentare un fattore innegabilmente grave, complice della compromissione dell’intero processo di guarigione.

Composizione chimica del principio attivo

Il veleno d’api si presenta nella forma di una miscela liquida contenente l’88% di acqua e un concentrato di peptidi, enzimi e altri componenti non peptidici. Questa composizione – in termini di quantità e qualità – dipende anzitutto dall’età delle api, poi dalla loro provenienza e localizzazione geografica, dai cambiamenti stagionali e dalla condizione sociale determinata dallo status della colonia nell’alveare. Altro influente fattore, i metodi di raccolta del Veleno di Api che, se stimolata elettricamente, può rilevare un drastico abbassamento dei livelli di istamina o addirittura una completa scomparsa.

È importante sottolineare la presenza nel veleno d’api di molteplici molecole classificate come biologicamente attive: nel dettaglio melittina, apamina, adolapina, secapina, procamina e tertiapina, tutti peptidi. La melittina si compone a sua volta di 26 aminoacidi e rappresenta il 50% del contenuto del veleno secco. L’apamina, con i suoi 18 aminoacidi, è presente all’1% costituendo il secondo più importante peptide attivo.

Il veleno d’api è inoltre ricco di carboidrati quali glucosio e fruttosio, e minerali come magnesio, calcio e fosforo. Infine si compone di feromoni.

Effetti del Veleno di Api sul processo rigenerativo della pelle

L’impatto dell’applicazione topica (alternativa alla somministrazione sottocutanea) del veleno d’api appare notevole sia nella riepitelizzazione che nel ripristino della barriera epidermica in quanto favorisce sensibilmente la migrazione dei cheratinociti.

Nei pazienti diabetici:

  • stimola il rilascio di insulina
  • abbassa la glicemia
  • inibisce l’infiammazione prolungata
  • riduce lo stress ossidativo

Studi e ricerche hanno portato a una conclusione. Essendo enorme il valore terapeutico del Veleno di Api, quest’ultimo potrebbe essere integrato in una specifica medicazione – così da contenere gli effetti collaterali sistemici – ed essere impiegato come agente terapeutico nel trattamento delle ferite, previa valutazione di eventuale ipersensibilità del paziente e potenziali rischi di reazioni allergiche.

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